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Meditazione Japa

La via della Meditazione

Sir Desikachar

La meditazione non è una tecnica ma un viaggio.  

T.K.V. Desikachar

Pochi giorni fa, ho guidato un incontro sul tema: Meditazione, ostacoli e alleati. Di seguito riassumo l’argomento discusso, che è stato molto interessante. Un particolare ringraziamento agli insegnanti di yoga e ai praticanti appassionati che hanno partecipato all’incontro e condiviso le loro idee ed esperienze. Questo per me è lo spirito del Sangha, cioè il frequentare quelle persone che condividono il nostro stesso percorso, perchè è una frequentazione che ci nutre e ci sostiene nei momenti di debolezza, restituendoci ogni volta nuovo entusiasmo!

Cos’è la meditazione

Secondo i testi classici dello Yoga, la meditazione è uno stato di coscienza in cui la mente è totalmente focalizzata e libera da ogni ditrazione.Esistono due grandi categorie di meditazione: quella con un oggetto e quella senza oggetto. Vediamole entrambe.

La meditazione senza oggetto

Consiste nel cercare di azzerare completamente il flusso dei pensieri. Le persone che si avvicinano alla meditazione per la prima volta sono spesso scoraggiate perchè provano quasi sempre questo tipo di meditazione. Si tratta di una meditazione molto avanzata, più che una tecnica è un vero e proprio stato di grazia che ci piove dal cielo o che arriva dopo anni di pratica regolare.

La meditazione con un oggetto

Queta è la forma più accessibile. Presuppone che ci sia un oggetto, concreto o astratto (un idea, un concetto, una qualità), che fornisca una base per la nostra meditazione. Ad esempio osservare il flusso dei propri pensieri, senza tentare di fermarli. Oppure osservare il proprio respiro, recitare un mantra, svolgere delle azioni in modo consapevole (ad esempio camminare, lavare la macchina, coltivare un giardino, ecc). Le possibilità sono infinite.

Per questo abbiamo bisogno di trovare cosa funzioni per noi.

Allora abbiamo bisogno di una guida, di qualcuno che ci conosca bene, che puo’ essere il nostro insegnante ma anche una persona di fiducia, che conosca la via della meditazione e che possa quindi guidarci a comprendere qual è la tecnica migliore per noi. 

A cosa servono le tecniche di meditazione

Abbiamo visto che la meditazione è un dono, accade o non accade. Noi possiamo solo creare le condizioni adatte. Le tecniche di meditazione servono a con-centrare la mente, cioè portarla verso il suo centro, fare in modo che il flusso di pensieri venga direzionato, regolato, circoscritto. Allora la meditazione può accadere.

Dopo una buona pratica non si ha voglia di parlare, si ha voglia di consumare la pace

Gerard Blizt

Cosa ci aiuta a meditare

Creare le condizioni adatte per la meditazione è come coltivare una pianta. Occorre scegliere i semi (oggetto di meditazione), piantarli in un terreno adatto (la nostra mente), proteggerli dalle intemperie (avidya), annaffiarli regolarmente e averne cura (pratica regolare) e attendere con fiducia che i tempi siano maturi e la pianta germogli.

Si tratta di una progressione graduale, un vinyasa krama, che possiamo alimentare seguendo alcuni consigli:

  • Praticare regolarmente. Mantenedo la metafora della pianta, se non abbiamo cura di quello che abbiamo seminato la nostra pianta avrà poche possibilità di crescere.
  • Praticare con una corretta attitudine. L’oggetto della nostra meditazione deve essere qualcosa di positivo per noi, qualcosa che ci piaccia, che ci attiri. Ad esempio una qualità che desideriamo, come la chiarezza mentale, la pace interiore, il coraggio, la fiducia, ecc. Se siamo credenti può essere anche l’immagine di un santo, di Gesu per i cristiani, di Shiva per un indu, di un guru, ecc.
  • Ambiente esterno. E’ molto utile fare la nostra pratica in un’ambiente accogliente, pulito, silenzioso, dove sappiamo che non verremo disturbati. Possiamo accendere un incenso o una candela se questo ci aiuta a creare l’ambiente giusto. Consiglio importante: il telefono fuori dalla vista (meglio ancora se fuori dalla stanza).
  • Ambiente interno. Non possiamo saltare dentro una pratica meditativa. Occorre una preparazione. Ad es. una breve pratica asana, dei respiri consapevoli, il canto di un mantra, ecc. Allo stesso modo non saltiamo fuori dalla pratica ma ci prendiamo alcuni minuti per “disconnetterci” prima tornare alle attività quotidiane. Consiglio pratico: se abbiamo poco tempo possiamo impostare un timer che ci indichi quando è tempo di tornare alle attività quotidiane. In questo modo ci godremo la pratica senza praoccuparci di fare tardi per i nostri impegni.

Il maestro Krishnamacharya diceva che occorre trovare qualcosa che risuoni nel nostro cuore.

  • Creare l’abitudine. E molto utile costruire l’abitudine di praticare sempre nello stesso posto e alla stessa ora.
  • La postura appropriata. Sedere con la schiena dritta ma rilassata favorisce l’attenzione e la consapevolezza.
  • Scegliere una tecnica e mantenerla. Se cambiamo di continuo non andremo da nessuna parte. In questa scelta è molto utile l’aiuto di un insegnante o di una persona esperta e che ci conosca bene.
  •  Lasciare andare le aspettative. Pratichiamo la nostra meditazione senza aspettarci nulla in cambio, con gratitudine verso quanto scopriremo in questo viaggio.

Oṃ Śāntiḥ Śāntiḥ Śāntiḥ

Di Antonella

Mi chiamo Antonella Valentinetti. Insegno Yoga e Canto Vedico. Dal 2013 sono membro della Yani, associazione nazionale insegnanti di yoga.